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Gli ultimi messaggi del Forum

Km 123 - Andrea Camilleri

Con Km. 123 ho ritratto l’impressione che si sia grattato sul fondo del barile, perché la feconda capacità creativa di Camilleri ha necessariamente un limite. Anche in questo caso si tratta di un giallo, per quanto atipico, ma che presenta a sprazzi le ben note caratteristiche dell’autore, capace di inserire un sottofondo di ironia di fronte a vicende che sono indubbiamente tragiche. E per non smentirsi Camilleri ha imbastito con Km. 123 una intricata storia di corna e controcorna, aspetto che prevale sulla vicenda poliziesca determinando gli accadimenti delittuosi. Pare proprio che a quel chilometraggio dell’arteria che porta da Roma al nord accadano cose strane, come che un’auto di grossa cilindrata speroni volontariamente una piccola Panda, facendola volare giù dalla scarpata e provocando gravi ferite al conducente. Alcuni giorni dopo però, sempre allo stesso chilometraggio e in fondo alla scarpata, viene ritrovato un SUV con a bordo il cadavere di una donna, una disgrazia che può far pensare a un incidente o, alla luce dei personaggi interessati, a un suicidio. Non aggiungo altro della trama, in verità un po’ intricata, per non togliere quel poco di suspense offerta dal romanzo, in cui abbondano i dialoghi, anche un po’ troppo. Km. 123 è indubbiamente un’opera minore di Camilleri, sia come struttura, un po’ debole, che come esposizione, esclusivamente in italiano, ma povera di descrizioni. Nonostante ciò, vuoi perché si sa chi è l’autore, vuoi perché la lettura è piuttosto scorrevole, Km. 123, che non è certamente un capolavoro, risulta un romanzo tutto sommato accettabile, anche perché saggiamente breve in presenza di una struttura non tanto solida.
Qualcuno potrebbe definirlo senza infamia e senza lode e probabilmente avrebbe ragione, ma io non intendo infierire, data la caratura dell’autore, e mi limito a definirlo un libro discreto, sicuramente leggibile, adatto a trascorrere senza pensieri qualche ora, e nulla di più.
A completare le 138 pagine del romanzo è riportato un intervento di Camilleri al convegno “ Scrittori e critici a confronto”, tenutosi all’Università di Roma Tre il 24-25 marzo 2003 e avente per oggetto una breve storia del romanzo giallo in Italia. E’ una lettura che si potrebbe definire interessante, se il brano non avesse il difetto di restare in superficie, di non approfondire, insomma con un impegno che sembra limitato anche il risultato è necessariamente modesto.

Morsa di ghiaccio - di Clive Cussler e Dirk Cussler

Il caldo estivo mi ha imposto la necessità di restare in casa al fresco del climatizzatore, ma, se in questo modo la temperatura era accettabile, per non dire gradevole, restava il problema di come trascorrere il tempo. Rimanere ore e ore davanti allo allo schermo del personal computer non mi attirava, mentre sembrava, e lo era, una soluzione migliore la lettura di qualche libro. Sorgeva però impellente una domanda: cosa leggere? L’opera di qualche mostro sacro, un testo di saggistica letteraria o storica? Con il caldo non si ha molta voglia di porsi dei quesiti, di fermarsi a riflettere, e allora meglio una lettura d’evasione. Non è un caso poi se la mia scelta è caduta su Morsa di ghiaccio, di un autore noto e prolifico per i romanzi d’avventura, perché il titolo e la trama richiamano inevitabilmente atmosfere che vanno ben oltre la frescura e se anche si tratta di sensazioni di freddo, non corrispondenti quindi alla realtà, leggere di qualcosa di ambientato al circolo polare artico, o nei suoi pressi, sembrava benaugurale, visto invece il caldo opprimente di quei giorni.
Ciò premesso e considerato che non chiedevo di più di qualche ora di evasione Morsa di ghiaccio ha rsposto alle mie aspettative, con una vicenda che parte da lontano, addirittura nel XIX secolo per giungere quasi ai giorni nostri, in cui mistero, azione, fantasia al massimo, temi ecologici si mescolano per servire un piatto di bell’aspetto, anche se poco saporito. Sì, perché se consideriamo che la verosimiglianza della trama è quanto mai labile, la semplicità nel descrivere i protagonisti (o tutti buoni, o tutti cattivi) e un certo ritmo letargico nella prima parte sono le basi per un giudizio che tiene necessariamente conto solo della capacità del libro di concedere un po’ di svago e nulla più. Non è che Clusser sia un narratore da due soldi, ma, dato che ha al suo attivo ben 88 progetti editoriali a suo nome, che sono tanti pur considerando la sua non certo breve esistenza (è vissuto 88 anni e qualche mese), inevitabilmente ha finito per ricorrere a un clichè, a una struttura collaudata, anche se alla fin fine ripetitiva.
Probabilmente non aspirava a riconoscimenti di grande prestigio, ma gli bastava vivere bene dei proventi della sua attività, il che di fatto ha impedito che ci fossero evoluzioni nello stile, ricorrendo infatti l’autore a soluzioni vincenti, ma non di certo originali. Così anche in Morsa di ghiaccio, dove addirittura si rischia un conflitto fra Stati Uniti e Canada per colpa di un magnate che al denaro e al potere sacrifica tutto, quando gli immancabili eroi sono prossimi a essere sconfitti ecco che arriva la carica del settimo cavalleggeri, che ha l’aspetto di un sottomarino nucleare battente la bandiera a stelle e strisce. Per quanto ovvio il cattivo di turno, un feroce killer al servizio del magnate, verrà sconfitto e anche il mandante di tanti omicidi farà una fine collegata a una delle sue attività (lo stoccaggio dell’anidride carbonica). E la ricerca del rutenio, il metallo catalizzatore di una reazione del biossido stesso che tanto contribuirebbe alla soluzione dei problemi ecologici come finirà? Non lo dico, sta al lettore scoprirlo, altrimenti il ritmo più veloce della seconda parte e la suspense più accentuata finirebbero con il perdere di valore.
E sempre in termini di valore, anzi di valutazioni, il mio giudizio dell’opera è che si tratta di un libro idoneo a far trascorrere, senza tanti affaticamenti mentali, alcune ore; è inutile chiedere di più, perché è tutto quello che può offrire e comunque riesce nello scopo.

La gabbia dorata - Camilla Läckberg

Il mio incontro con questa narratrice svedese è avvenuto nel 2010, con La principessa di ghiaccio, romanzo edito da Marsilio e che ha segnato il suo esordio in terra italiana. Ricordo che all’epoca apprezzai sia la trama che lo stile, tanto che scrissi una recensione positiva. In seguito sono uscite nel nostro paese altre opere della Läckberg che, però, non ho letto, preferendo per i gialli e i noir i lavori di Georges Simenon. Quest’anno, nel periodo di forzata clausura a causa del Covid 19, ho pensato di trascorrere il tempo leggendo molto e così casualmente mi sono caduti gli occhi su La gabbia dorata, memore della positiva trascorsa esperienza. Però, non potevo capitare peggio, tanto che, incapace di arrivare alla fine e quindi troncata la lettura dopo un centinaio di pagine, mi sono chiesto se l’autore fosse la stessa la Carlotta Camilla Läckberg della Principessa di ghiaccio, perché i due romanzi sembrano scritti da persone diverse. In particolare in La gabbia dorata, a parte la modestia della trama, ci sono caratterizzazioni che definire mal realizzate è un eufemismo, ma anche l’analisi logica dei periodi denota quasi uno stato confusionale della narratrice, che non manca anche di spunti di carattere sessuale piuttosto volgari. Basta, mi sono detto, e il libro è finito nel pattume. Mi è dispiaciuto, ma più per i soldi spesi male, che per la pessima prova della Läckberg.

L'amore ai tempi del colera - Gabriel García Márquez

L’amore ai tempi del colera narra di una tormentata storia d’amore, in cui la fedeltà e la pazienza di un uomo, Florentino Ariza, ha indubbiamente dell’inverosimile, ma se si considera la personalità dell’individuo, la sua passione che gli consente di vivere per quanto inappagata, il suo romanticismo in cui sofferenza e felicità si incrociano e sono indispensabili luna all’altra, si può comprendere come nulla sia impossibile quando ci sono in gioco dei sentimenti che travalicano qualsiasi logica. Il suo desiderio è per Fermina Daza, figlia di una famiglia assai ricca e che desidera per lei un matrimonio molto più di prestigio di quello che invece potrebbe contrarre con un figlio del popolo. Lei è lusingata dalle attenzioni del giovane, ma forse il sentimento che prova non è amore, ma compiacimento, così che, senza che vi sia una vera e propria attrazione, sposa il Dott. Urbino, un partito d’oro, un medico, l’uomo più in vista e stimato della città. Mentre poco a poco lei finirà con l’apprezzare il marito, il giovane Florentico, che si è proposto di fare una scalata sociale per assicurare a Fermina quell’agiatezza e quel livello a cui è abituata, non demorde, se ne sta in disparte, sembra quasi rassegnato, ma il suo proposito di poter un giorno unirsi alla donna dei suoi sogni resta inalterato e arriva perfino a consumare amori carnali usando tutte le cautele possibili perché lei non ne venga a conoscenza, tanto che con il tempo, quando la sua carriera nell’azienda dello zio lo porterà molto in alto, la gente penserà di lui come di un invertito o addirittura di un pederasta. La morte improvvisa che coglie il dottor Urbino, quando lui e la moglie Fermina sono ormai avanti con gli anni, consente a Florentino di concretizzare infine il suo sogno.
Non è mia abitudine raccontare la trama dei libri che leggo, ma in questo caso ho dovuto tracciarla, sia pure nelle sue linee generali, perché il romanzo di Marquez, pur presentando una storia avvincente, ha pregi che vanno ben oltre e risiedono nella straordinaria capacità dell’autore di rendere plausibile una storia che ha dell’inverosimile, destreggiandosi abilmente fra due vite che sono necessariamente diverse e che sembrano procedere indipendenti l’una dall’altra, con le descrizioni puntuali delle atmosfere, dei paesaggi, dei protagonisti di una repubblica sudamericana che vede ogni tanto scoppiare guerre locali e in cui quasi endemico è il colera, con ricorrenti epidemie. Mi soffermo in particolare su un aspetto importantissimo relativo alla capacità di dare credibilità alla vicenda, un risultato ottenuto con una strategia narrativa in cui al centro dell’attenzione ci sono i sentimenti e fra questi l’amore, per il quale nulla è impossibile; inoltre i molti personaggi femminili sono perfettamente funzionali allo scopo, sono madri premurose per Florentino che arriva alla vecchiaia quasi senza accorgersene e che appunto in età avanzata riuscirà a concretizzare quell’amore con Fermina che è stato il fine della sua vita. Sono pagine di grande dolcezza, in cui non sarebbe stato difficile cadere nel ridicolo senza la sensibilità di Marquez che riesce perfino a rendere commovente un amplesso fra due individui che ormai sono nell’inverno della loro esistenza.
Mi è piaciuto molto, l’ho letto con un interesse via via crescente e alla fine ho provato un concreto appagamento, ho gioito nel vedere come l’amore, quello vero, non abbia età.

Lo straniero - Albert Camus

“Oggi è morta mia mamma. O forse ieri, non so”

Già l’incipit, che riporto sopra, offre una visione, se pur ancor approssimativa di quel che è Meursault, il protagonista, un francese che risiede in Algeria e che in prima persona descrive la sua vita come se questa gli fosse estranea, come se lui vedesse solo da osservatore il procedere degli eventi. E in effetti, insensibile a qualsiasi approccio affettivo, lascia scorrere l’esistenza di cui appare più soggetto passivo che artefice. Diviso in due parti il romanzo porta alla conclusione un Meursault che uccide senza motivo, che viene condannato alla ghigliottina e che solo quando avverte che la sua fine è imminente prova per la prima volta un desiderio, quello di ricominciare, di ricostruirsi una nuova vita, come aveva fatto sua mamma quando lui l’aveva rinchiusa in un ospizio. Lo straniero è un’opera di grandissimo spessore, anche se di primo acchito e affrontata con superficialità potrebbe apparire dimessa. La forza straordinaria del libro è che in realtà non porta nessun insegnamento, ma dopo averlo letto si avverte chiaro che in noi è cambiato qualcosa e che se anche non è stata una lezione però ha avuto un risultato eccezionale, nel senso che ci apre la piccola porta attraverso la quale entriamo nel mondo, ingresso che sarà tanto più redditizio quanto più giovani saremo, perché è evidente che è pressochè impossibile ritornare a vivere da vecchi. Alla luce di questo Lo straniero non è il classico romanzo con una trama che avvince, che appassiona, bensì è una meditazione sull’approccio di una persona con il mondo e il vero valore dell’opera, che la rende più che mai attuale, risiede nell’incompletezza dell’essere umano, nella sua assurdità di essere al contempo né morale e nemmeno amorale, un’ambiguità da cui non riusciamo, ma anche non vogliamo uscire.
Non è certo un libro di facile lettura, o meglio ancora quella che invece può apparire una facile lettura richiede continue riflessioni e approfondimenti, senza i quali la sola trama sarebbe ben poca cosa e appunto come ho scritto prima è alla fine che ci si accorge che senza che lo vogliamo qualcosa è cambiato in noi, che in fondo, sia pur su scala diversa, potremmo essere dei Meursault e che, forse, siamo ancora in tempo per ricominciare, per rapportare diversamente la nostra vita con il mondo che ci circonda.
Non aggiungo altro, se non l’invito a leggerlo.

La strada di casa/ Kent Haruf

Lo ammetto, ho un debole per una cittadina rurale del Colorado che si chiama Holt e di cui ho percorso le strade, incontrando gente che non potrò scordare. Se qualcuno osa dirmi che è impossibile, che non ho mai visitato quel luogo, gli grido in faccia che è un bugiardo, ben sapendo che ha ragione, perché non ho mai messo piede negli Stati Uniti e ovviamente a Holt, cittadina frutto del talento creativo di Kent Haruf. Quanto volte sfogliando le pagine dei suoi romanzi ho immaginato le caldi estati, i freddi e nevosi inverni, le bevute del sabato sera, e quante volte nei miei sogni mi sono imbattuto nei suoi umanissimi protagonisti! Se è con Vincoli che ho fatto conoscenza con un microcosmo agricolo, è con la Trilogia della Pianura (Canto della pianura, Benedizione e Crepuscolo) che sono entrato a farne parte, rapito dallo stile di un narratore che sussurra le vicende che racconta, che sonda con pudore l’animo umano e ci fa accostare piano piano ai suoi protagonisti, nessun eroe, ma normali uomini e donne, esseri pulsanti che sentiamo talmente vicini da intuirne la presenza che prende corpo nella nostra mente. Ed è per questo motivo che quando ho appreso che era uscito l’ultimo libro, non ancora pubblicato, scritto prima della Trilogia della Pianura, mi sono precipitato ad acquistarlo, certo e consapevole che avrei ritrovato ambiente, atmosfera e figure che ormai sono parte di me.
L’opera è divisa in due parti, di cui la prima è indispensabile per comprendere la seconda, ma se devo essere sincero le 86 pagine della prima mi hanno un po’ scombussolato, perché ho trovato un narratore che dipinge un’America secondo i suoi classici stereotipi, con un protagonista che è ben lontano, sotto l’aspetto umano, da quelli dei successivi romanzi. A essere sinceri Jack Burdette è il classico ragazzone, muscoloso e poco intelligente, ma che sa rendersi simpatico e piace alle donne. Ha un’esistenza che a definirla poco edificante è ricorrere a un eufemismo, anche perché, dotato di pochi pregi, fra i tanti difetti ha quello della disonestà. Per certi versi le pagine iniziali richiamano le scene di diverse pellicole americane che ci sono state propinate soprattutto in piena guerra fredda e quindi sembra di vedere qualcosa che si conosce già. Cominciavo già a disperare, quando con l’inizio della lettura della seconda parte ho ritrovato quel narratore profondamente umano che ha saputo così bene conquistarmi; la vicenda, dopo un periodo temporale in cui sboccia con lentezza un amore più ragionato che istintivo, facendo balenare uno sbocco alla grigia esistenza del direttore del giornale locale, separato di fatto dalla moglie, e un suo futuro roseo con la consorte di Jack Burdette, sparito e irrintracciabile dopo aver commesso una truffa, vira sul tragico e se non ci scappa il morto è un caso. E si può ben dire che alla vicenda non si applica il classico “e vissero felici e contenti”, visto che la nascente relazione è troncata pressochè agli inizi, lasciando un alone di infelicità. La seconda parte è bella e commovente, fa ritrovare ai suoi lettori uno scrittore che, pur cantando di una cittadina immaginaria dell’America, ha per trame, capacità di approfondimenti, abilità nel comunicare un’elevata attitudine artistica che si estrinseca in un linguaggio intenso, ma non greve, riuscendo a creare opere che vanno ben oltre i confini dello stato in cui si trova Holt, opere che non hanno tempo e pertanto sono sempre attuali, come si addice ai capolavori.

La paleozona - Aronne Romano

fosse tutto vero quello che scrive e vuole convincere l'autore si potrebbe chiudere Lourdes e tutti gli ospedali.
In 2 parole: evitare cereali, latte pomodori, piselli e legumi.
Guarigioni di tutti i tipi: morbo di Crohn, diabete, allergie, ecc...
per applicarla però si deve calcolare calorie, % grassi, zuccheri, proteine, grammi di ogni sostanza. in pratica vivere con bilancino di precisione in mano e calcolatrice.

Il mercante di libri maledetti - Marcello Simoni

Per me non c’è di peggio di leggere un libro che ho comprato, nonostante la sensazione che non mi avrebbe soddisfatto, e verificare che avrei avuto ragione a non acquistarlo. Ma anche in questo caso il battage pubblicitario, il Premio Bancarella (mi chiedo come abbiano potuto attribuirglielo) mi hanno purtroppo influenzato e puntuale alla sauspicata soddisfazione è seguita la delusione e, diciamolo francamente, anche un po’ di rabbia, perché scrivere un romanzo senza capo né coda, ottenerne la pubblicazione e anche un premio importante mi lascia alquanto perplesso. Certo è stato, come si suol dire, pompato molto, qualcuno addirittura è arrivato a paragonarlo a Il nome della rosa, un accostamento francamente blasfemo. La vicenda, che si svolge nell’anno 1205, di per sé potrebbe essere essere anche interessante, se non fosse infarcita di pseudo rituali magici, esoterici, di diavolerie del tutto campate in aria, con le pagine che si susseguono aggiungendo mistero a mistero, con colpi di scena, alcuni prevedibili, altri del tutto illogici. La ricerca ossessiva intrapresa dal mercante di reliquie Ignazio da Toledo del libro rarissimo Uter Ventorum, bramato anche da una setta religiosa, passa attraverso mille peripezie, violenze, omicidi, personaggi che si credevano amici e invece sono nemici, con pagine che spesso e volentieri portano a un vero e proprio torpore, salvo risvegliare improvvisamente, ma per poco, perchè si ricade presto nella noia. Insomma, dopo aver letto un centinaio di pagine, mi era venuta l’ispirazione di gettarlo nel cestino della carta straccia e solo la decisione di arrivare fino in fondo per averne un giudizio compiuto mi ha indotto a proseguire la lettura, che non è stata assolutamente appagante. Infatti, gli intrecci, gli intrighi, i misteri incalzanti mi sono apparsi fini a se stessi, cioè non inseriti in una struttura equilibrata, in assenza della concreta capacità di rendere le atmosfere e di sondare intimamente i vari personaggi. Direi che lo stile si è perso per strada e con esso anche la mia speranza che, nonostante la buona volontà che ho profuso per leggerlo, il romanzo potesse decollare, che l’autore riuscisse a conferirgli un’aria di mistero per gli inganni e non per situazioni paradossali.
E’ a malincuore pertanto che archivio questo pseudo romanzo storico, più che mai convinto che non ne leggerò altri di Marcello Simoni.

Invisibile - Elroy Moreno

Io questo libro non l'ho mai letto. Un giorno guardando i libri da leggere per i compito ho trovato questo che parlava di bullismo e allora l'ho prenotato subito solo che l'ho prenotato dopo un bel po' e la fila di prenotazioni si è allungata. Quindi appena arriva lo leggo per conto mio se no lo leggo per il compito e secondo me è un libro fantastico a parte che l'argomento "bullismo" mi attira e mi ha sempre attirato. Non vedo l'ora che arriva!!!!!!

Vai all'inferno, Dante! - Luigi Garlando

Io non ho mai letto questo libro. La professoressa ci ha dato una lista di libri in cui c'era anche questo e dovevamo sceglierne 2 e leggerli per le vacanze. Io ho scelto questo, ma ho visto che ce n'erano un sacco di persone che avevano già prenotato e allora l'ho prenotato perché mi ispirava ma visto che so che arriverà dopo l'inizio della scuola ho scelto altri per fare il compito. Ma appena arriva lo leggo per conto mio e secondo me sarà un successo.