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Nell'angolo di quiete
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Keyserling, Eduard von <1855-1918>

Nell'angolo di quiete

L'Orma, 2018

Abstract: Estate 1914. Un'aristocratica villa tra le montagne bavaresi ospita la villeggiatura della famiglia von der Ost: il rigido padre Bruno, banchiere devoto all'esatta legge dei numeri; la sentimentale madre Irene, rapita da un amore segreto; il solitario figlio Paul, undicenne insicuro sulla soglia delle prime confuse inquietudini del desiderio. Tra quelle valli placide i clangori della Guerra appena scoppiata giungono attutiti come l'eco di un lontano rimbombo, ma di fronte alla mobilitazione generale i già labili equilibri s'incrinano svelando quanto sia fragile la pace che regna in quell'«angolo di quiete». Mentre le irreprimibili leggi della vita stridono con i doveri nei confronti dei morti, il bambino - incapace di comprendere la portata degli eventi, ma determinato a «esercitarsi ad avere coraggio» - parte all'insaputa di tutti per un fronte che non riuscirà mai a raggiungere. Questo gioiello di classica bellezza di Eduard von Keyserling offre al lettore, tra visioni oniriche e sfumato realismo, un delicato dipinto ad acquerello capace di ritrarre un'epoca crepuscolare, tesa fra il tramonto di un'imperturbabilità ormai perduta, ma ancora vagheggiata, e l'alba di nuove, terribili e forse folli responsabilità.

Moderators: Valentina Tosi

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Eduard von Keyserling è l’autore di opere definite “le novelle del castello”, romanzi di notevole eleganza in cui si descrive la vita della nobiltà baltica, di cui lui era parte, nelle loro tenute, ambienti elitari, chiusi e protettivi, in cui l’esistenza era di una monotonia stucchevole e tutto si svolgeva nella inconsapevole attesa di un evento che potesse cambiar tutto, il che ricorda non poco l’atmosfera e i personaggi di quel capolavoro di Dino Buzzati che è Il deserto dei tartari. Da un romanziere che si potrebbe definire senza infamia e senza lode mai ci sarebbe potuto attendere un lavoro come Nell’angolo di quiete, che pur presentando le caratteristiche classiche delle sue opere riesce a rappresentare, attraverso gli occhi di un bimbo, la fine di un mondo, il cui inizio è dato proprio dall’avvio della prima guerra mondiale e non a caso l’epoca della vicenda è quello. Nella residenza estiva, nelle Alpi bavaresi, della famiglia von der Ost si consuma una tragedia greca attraverso la quale si spegne un mondo di apparente normalità, in cui i rapporti, e anche le passioni, sono regolati da convenienze. Agli occhi di un bambino malaticcio, Paul von delr Ost, si squarcia poco a poco il sipario sull’esistenza, tramite atteggiamenti a lui al momento incomprensibili, ma che lo colpiscono. Così è per la corte alla madre del signor Hugo von Wirden, dipendente della banca di cui il signor Bruno von der Ost è direttore, come pure per l’attrazione che prova per una bimbetta figlia di agricoltori che si accompagna sempre con il rampollo del maggiore Welker, che guida un rapporto con lei quasi sadomaso. C’è ancora la pace, ma è di attese per l’imminente guerra, che poi inevitabilmente scoppia con il signor von der Ost che si arruola e che poi cadrà sui campi di Francia lasciando una consolabile vedova che rinuncia alle profferte amorose di von Wirden solo perché le regole di casata le impongono ora una vita nel ricordo del marito defunto. Tutto procederebbe secondo i crismi che caratterizzano una nobiltà avulsa dal scorrere del tempo con i suoi progressi, se il bimbo, volendo dimostrare ai suoi due amichetti di non essere un pusillanime, non volesse dimostrare il suo coraggio partendo con lo scopo di arruolarsi, ma data l’età per lui il fronte non può essere che dopo la montagna che sovrasta il paese e verso cui si incammina. Il romanzo è breve e non aggiungo altro perché le ultime pagine sono un dono prezioso, qualcosa che si scolpisce in modo indelebile nell’animo del lettore e che lo induce a pensare, non a torto, di essere in presenza di un autentico gioiello, al cui giudizio contribuiscono, oltre alla trama, l’eleganza dello stile, la rara sensibilità dell’autore nello sfumare situazioni che in altre mani potrebbero definirsi scabrose, la descrizione poetica dei paesaggi e della natura, la fine analisi psicologica, grazie alla quale si è in grado di immergersi in un’atmosfera perfettamente ideata.

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