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Fiore di roccia
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Tuti, Ilaria <1976->

Fiore di roccia

Longanesi, 2020

Abstract: Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.

Moderators: Valentina Tosi

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Ci sono opere letterarie che hanno un particolare pregio, cioè quello di far conoscere o di porre in giusto risalto fatti e personaggi di grande significato, ma dimenticati, al punto da essere destinati altrimenti al perpetuo oblio. La vicenda delle portatrici carniche non mi era sconosciuta, ma avevo solo una conoscenza del fenomeno del tutto superficiale, per quanto nell’economia della Grande Guerra queste umili donne, per lo più contadine, siano state essenziali per mantenere una linea di fronte, che senza la loro giornaliera e pericolosa fatica sarebbe altrimenti crollata. Sì, perché i soldati, pur al riparo delle trincee, hanno bisogno costante di rifornimenti, di cibo e dimunizioni, e quando il fronte è attestato in alta montagna, in una zona impervia dove neanche i muli, se ci sono, riescono ad arrivare tutto deve essere portato dagli uomini che in questo caso hanno il volto sofferto, ma deciso delle donne di quei posti, che conoscono tutti i sentieri per risalire al Pal Piccolo e al Pal Grande. E non c’è tempo che tenga, perché anche con il gran caldo, come con il gran freddo e la neve occorre andare, è indispensabile rifornire chi combatte. Non è improbabile che agli inizi sia stata la fame e la paga con cui era possibile almeno in parte saziarsi a spingere a questo lavoro la cui fatica era pari al pericolo a cui si andava incontro, come per esempio capitare nel mezzo di un bombardamento o essere prese di mira dai cecchini; in seguito, visto il costante sacrificio dei nostri soldati e quell’inevitabile tenerezza che permane pure in donne quasi abbrutite dalla fatica, ma che non esitano a vedere in quei nostri giovani i loro figli o i loro fratelli, si è fatto strada un sentimento più forte, un’identificazione con i combattenti che si è tradotta in un amor di patria. Finita la guerra le portatrici furono dimenticate e solo più recentemente ci si è ricordate di loro, così che un romanzo che le vedesse protagoniste era da considerarsi quanto mai opportuno. Allo scopo ha provveduto Ilaria Tuti con Fiore di roccia dove c’è un io narrante, Agata Primus, certamente di fantasia ma che ha il compito, indubbiamente non facile, di mostrare attraverso la sua vicenda ciò che rappresentò il fenomeno delle portatrici. Se devo essere sincero la narrazione mi ha a lungo disorientato, anche perché - per quanto sia un rimprovero benevolo, lo devo fare - il romanzo ha un’accentuata verbosità, soprattutto quando il personaggio principale fa delle lunghe riflessioni, non lasciando però spazio al riguardo da parte di chi legge, perché un conto è indurre a riflettere, un conto è farlo anche per il lettore. Inoltre non riuscivo a capire i piani di lettura che si sono per fortuna svelati negli ultimi capitoli. Infatti lo scopo dell’opera non è solo di porre in giusto risalto il fenomeno delle portatrici, ma è anche uno studio accurato sull’emancipazione femminile, introdotta con la guerra, ma solo in parte realizzata. Infine più volte mi sono chiesto se l’opera abbia un intento patriottico o invece pacifista, tutte domande a cui non sono riuscito a dare risposte fin quasi al termine della lettura. Peraltro la Tuti è stata molto abile nel non scivolare nella retorica di basso livello, è sempre rimasta saggiamente in bilico e questo è un merito che le si deve riconoscere. Incerto nel farmi un giudizio, ma sempre più interessato ho proseguito metodicamente la lettura e alla fine non ho potuto che convenire sul messaggio di pace che viene portato avanti con la storia d’amore, che non nasce all’improvviso, fra la protagonista e un cecchino austriaco, vicenda nella vicenda in cui non era difficile cadere nel romanzetto rosa, ma l’autore è riuscito a mantenere la giusta tensione per la diffidenza reciproca in quanto nemici nonostante il sentimento che stava per sbocciare, così che il lavoro ha preso un marcato equilbrio che in precedenza era meno evidente.
Non aggiungo altro, leggetelo, perché se non è un capolavoro è comunque un buon romanzo.

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