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Il maestro dei santi pallidi
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Santagata, Marco <1947-2020>

Il maestro dei santi pallidi

Parma : Guanda [2003]

Abstract: Tra intrighi di potere, dame languide e perverse, preti divisi fra ascetismo e amore del mondo, si svolge la storia di Cinìn, piccolo bastardo guardiano di mucche che diventerà pittore, il Maestro dei santi pallidi. Sullo sfondo dell'Italia di metà Quattrocento, Marco Santagata ha raccontato il sorgere del talento pittorico di un uomo sempre in fuga e sempre alla ricerca di qualcosa, dando vita a un romanzo a metà tra invenzione e ricostruzione storica.

Moderators: Valentina Tosi

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Marco Santagata, purtroppo deceduto per Covid nel novembre del 2020, è stato senza ombra di dubbio uno studioso della poesia dei primi secoli dello scorso millennio, in particolare di quella di Petrarca e di Dante. In tale veste ho letto e apprezzato Dante. Il romanzo della sua vita, una biografia di grande interesse del poeta fiorentino in cui l’autore riesce a fondere mirabilmente l’analisi letteraria delle opere del grande poeta fiorentino con le vicende storiche della sua vita. Quindi, nonostante il titolo, non si tratta di un romanzo, a differenza del bellissimo L’ultima magia, che ha come protagonista ancora Dante Alighieri.
Con Il maestro dei santi pallidi il passaggio al romanzo storico è completo e Santagata confeziona un’opera che, pur interessante, è indubbiamente inferiore alle due precedenti che ho nominato. La vicenda di Gennaro, chiamato cinin, un bastardo che non ha mai conosciuto i genitori, guardiano di vacche e servo di un padrone violento e vendicativo, in una metà del quattrocento che si apre alle arti, rappresenta l’anelito di chi è stregato dalle stesse, nel caso specifico la pittura. Cinin, analfabeta, vedendo gli affreschi di un’umile chiesa, ne è rapito e desidera sopra ogni cosa diventare un pittore. Per gli strani giochi del destino, fra intrallazzi, congiure, madonne dipinte e madonne in carne d’ossa, ma queste ultime languide e perverse, riuscirà a realizzare il suo desiderio, non senza aver prima compiuto un apprendistato artistico e umano che lo porterà anche ad avere nel suo maestro un padre putativo. Ossessionato dalla prospettiva sarà solo dopo innumerevoli tentativi che arriverà a dipingere un’ultima cena non appiattita, un capolavoro per lui e per altri, ma non per il committente. E’ dal ramo dell’albero sopra cui ha legato la corda con cui desidera impiccarsi che cinin, ormai diventato il maestro dei santi pallidi, rievocherà la sua vita, riproverà le paure, le ansie, il tormento dell’amore, la gioia del successo, la delusione più cocente; non gli resta che chiudere la sua esistenza, ma...., e non vado oltre. Il libro si fa apprezzare per lo stile semplice, ma efficace, per le descrizioni riuscite, per le atmosfere riprodotte con perizia, lascia tuttavia a desiderare per un ritmo forse un po’ troppo blando e per una trama che non è gran cosa, e comunque inferiore alle aspettative indotte dalle prime pagine.
Il maestro dei santi pallidi è comunque un romanzo di gradevole lettura.

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