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Schiavi di Hitler
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Franzinelli, Mimmo <1954->

Schiavi di Hitler

Mondadori, 2023

Abstract: All'annuncio dell'armistizio, divulgato radiofonicamente dal maresciallo Badoglio l'8 settembre 1943, segue rapidamente – in patria e all'estero – lo sfacelo del Regio Esercito. Da Milano a Roma, dalla Francia alla Jugoslavia sino all'isola di Cefalonia, i reparti italiani, lasciati senza direttive, sono esposti all'offensiva dell'ex alleato tedesco e oltre 750. 000 tra soldati e ufficiali vengono catturati e deportati nei Lager del Reich. Di questi, solo una minoranza accetta di aderire alla Repubblica sociale italiana in cambio della libertà. Le esigenze dell'economia bellica nazista trasformano quella massa di uomini in forza lavoro coatta: «schiavi di Hitler» fino alla fine della guerra. Basandosi su diari, lettere e fonti d'archivio, Mimmo Franzinelli ripercorre la storia dolente della Resistenza senz'armi di quegli uomini sottoposti a condizioni terribili e per i quali verrà istituita la categoria di Internati Militari Italiani (IMI) per privarli delle garanzie internazionali previste per i prigionieri di guerra. Alle pagine di analisi storica, in cui vengono ricostruite le modalità di cattura di migliaia di giovani soldati, la loro odissea verso i campi di concentramento, le dinamiche collaborazioniste e la strategia «persuasiva» della RSI, subalterna alle esigenze dei nazisti, fa da contraltare la narrazione della vita quotidiana nei Lager in uno stato di privazione assoluta. A raccontare il proprio calvario sono i protagonisti stessi: uomini finora trascurati dalla storia, ma anche figure note, da Giovannino Guareschi a Mario Rigoni Stern. Corredato di una ricca bibliografia, con il censimento delle memorie di tanti internati, "Schiavi di Hitler" approfondisce anche la terribile realtà delle «stragi sconosciute», perpetrate in diverse località da militari tedeschi nella ritirata finale e ignorate nel secondo dopoguerra dalla magistratura militare italiana, in una negazione della giustizia di cui vengono esaminate ragioni e conseguenze. Ma l'opera di Franzinelli rappresenta soprattutto il doveroso omaggio ai tanti reduci dai Lager che, divenuti stranieri in patria ed esclusi per decenni dalla memoria collettiva, hanno ricevuto solo di recente un tardivo – e, per molti, postumo – riconoscimento del valore di quella loro Resistenza.

Moderators: Valentina Tosi

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L’armistizio dell’8 settembre 1943 da un lato pose fine al conflitto fra le truppe alleate e quelle italiane, ma dall’altro determinò la tragedia dell’occupazione tedesca e della guerra civile con la nascita della Repubblica di Salò. Si è sempre messo in risalto, giustamente peraltro, il movimento partigiano, un fenomeno di grande rilevanza a livello europeo e che indubbiamente diede il suo contributo, non trascurabile, alla vittoria degli anglo americani, mentre, pur riconoscendone l’importanza, non è stato a lungo attribuito il giusto merito ai tanti soldati italiani catturati dai nazisti e rinchiusi nei lager tedeschi. Ebbene, nonostante che a essi (all’incirca 750 mila) fosse offerta l’opportunità di arruolarsi nell’esercito tedesco, di far parte del nascente apparato militare fascista, oppure di diventare lavoratori volontari, solo una minoranza aderì. Gli altri, una maggioranza schiacciante, per quanto debilitati dalla fame, dalla pressoché totale assenza di cure mediche e dai vincoli della restrizione, tanto più evidenti ove si consideri che non furono trattati come militari prigionieri – e questo come ritorsione per il maldestro tradimento del re e di Badoglio – non accettarono e in una sorta di reazione necessariamente senza armi non intesero collaborare per portare vantaggi allo stato nazista. Molti morirono, altri contrassero malattie che li segnò per il resto della loro vita, ma questa torma di scheletri cenciosi diede una dimostrazione di resistenza passiva quale non si ebbe modo di vedere in tutto quel conflitto. Non bastarono le lusinghe, come gente che pranzava lautamente davanti agli affamati, né furono sufficienti le minacce, così che in un atteggiamo non certo preorganizzato, bensì spontaneo, gli internati militari italiani diedero prova di grande coesione, nonché, soprattutto, di una maturità impensabile per gente che era stata allevata a “libro e moschetto”.
Quindi mi sembra che parlare di loro sia un valido modo non solo per portare a conoscenza dei posteri il valore del loro grande gesto, ma anche per tributare in tal modo il riconoscimento che è più che doveroso; furono partigiani senza armi, esseri umani che non si piegarono, un fulgido esempio di eroismo silenzioso. Mimmo Franzinelli ha fatto bene a scriverne con questo libro dove riporta tutto, proprio tutto, dall’armistizio allo sfacelo del Regio Esercito, dalle catture dei nostri militari in Italia e nelle zone di occupazione all’impatto con il Lager, dal collaborazionismo alla totale impunità degli aguzzini degli IMI (Internati militari italiani), insomma non si tratta di un volume in cui ci si limita a fornire qualche notizia, restando in superficie, perché quando necessario, e la cosa è frequente, l’autore va in profondità. Non manca, come si addice a uno storico, l’elenco delle fonti ed è possibile trovare perfino un piccolo corredo fotografico inerente la vita concentrazionaria, oltre a testimonianze scritte, come i diari di prigionia. Di conseguenza si riesce ad avere un quadro ampio e preciso di quel che fu un’autentica tragedia, attese le sofferenze patite, a dispetto delle false notizie diffuse in Italia dalla Repubblica di Salò, secondo le quali i nostri militari internati sembrava dovessero trovarsi in villeggiatura.
Purtroppo, come è abitudine consolidata nel nostro paese, questi coraggiosi soldati non hanno avuto il riconoscimento dell’importanza del loro gesto, e questo nonostante i reduci si siano resi parte attiva; quindi il libro di Franzinelli, unitamente ad altri che hanno parlato solo abbastanza recentemente dell’argomento, ha il grande merito di aver sollevato la polvere di un tempo, che è trascorso tacendo ai posteri fatti della nostra storia di rilevantissima importanza, come è proprio questo.
Da leggere, senz’altro.

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