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L'inferno di Treblinka
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Grossman, Vasilij <1905-1964>

L'inferno di Treblinka

Milano : Adelphi, 2010

Abstract: La più terribile fabbrica della morte nazista nel folgorante, esemplare reportage - fondato su testimonianze di prima mano e scritto subito dopo la liberazione del campo, nell'autunno 1944 - da un inviato d'eccezione.

Moderators: Valentina Tosi

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Vasilji Grossman durante la seconda guerra mondiale fu un corrispondente di grande popolarità, i cui reportage erano pubblicati sull´organo ufficiale dell´Armata Rossa Krasnaja zvezda (Stella rossa). Nell´ambito di questo incarico scrisse nell´autunno del 1944 L´inferno di Treblinka, subito dopo la liberazione del campo, grazie alle testimonianze dei pochissimi superstiti, degli abitanti del circondario e addirittura delle stesse guardie.
Treblinka era il vero e proprio campo della morte, in cui gli ignari ebrei entravano per essere pressoché immediatamente eliminati. In questo senso era una struttura perfetta, perché impostata come un ciclo produttivo, quello che oggi viene definito un macello o mattatoio, ma in cui vengono soppressi solo animali. Lì invece erano esseri umani, a cui con una diabolica perversione era paventata l´orribile fine gradualmente, facendo sorgere il sospetto passo dopo passo fino ad arrivare alla certezza degli ultimi metri. Percorrevano un viale senza ritorno, nudi, verso le camere a gas, ma lungo il percorso c´era chi si divertiva a usare altri metodi, come martellate sul cranio, o aizzando cani feroci che dilaniavano le carni.
Si inorridisce, ovviamente, perché si sa che non è un romanzo di fantasia, ma è la verità; ci si preoccupa anche perché Treblinka è il risultato di una politica dello sterminio nata in uno stato che avrebbe dovuto essere civile, che non avrebbe dovuto partorire simili aberranti idee, né mettere al suo servizio individui che nel commettere il crimine facevano emergere anche le loro folli inclinazioni, tendenze omicide che venivano incentivate, anziché essere condannate.
Sarebbe troppo comodo dare la colpa solo a Hitler, perché il dittatore senza il supporto di molti altri nulla avrebbe potuto fare e questi molti altri si erano costruiti una filosofia della superiorità che consentiva loro di considerare quelli diversi da loro delle bestie, quando invece le bestie erano quegli uomini che nel teorizzare una razza superiore dimostravano con i fatti tutta la loro enorme inferiorità.
A Treblinka venne eliminato un numero imprecisato, ma notevolissimo di uomini, donne, bambini, esseri umani accomunati dalla stessa religione.

Comunque, alcuni degli addetti alla bassa manovalanza, costretti a collaborare con le SS, certi che prima o poi sarebbero stati uccisi, decisero di ribellarsi, dando vita a un comitato che con un po´ di fortuna si procurò le armi dallo stesso deposito del campo e il 2 agosto del 1943 scoppiò la rivolta, che ebbe successo, anche se i ribelli, fuggiti nelle campagne circostanti, furono braccati ed uccisi, tranne un piccolo gruppo. Da allora Treblinka cessò di funzionare e si fece di tutto per cancellarla in modo che non rimanesse traccia, un´operazione impossibile, perché non si poteva costringere al silenzio chi era sopravvissuto. E poi, nonostante il ricorso ai forni crematori, troppi erano ancora i cadaveri sotto terra e bastava scavare, di qua e di là, per rendersi conto dell´orrendo scempio.
Grossman è bravo, e questo già lo si sapeva dagli altri suoi libri, ma in questo mette una partecipazione che è contagiosa, tanto che scorrono davanti agli occhi le immagini dell´orrore, un vero e proprio pugno nello stomaco che si contorce fino alla fine delle, per fortuna, solo 79 pagine.

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