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Una bella bici che va
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Materiale linguistico moderno

Una bella bici che va / aa. vv. ; a cura di Isabella Borghese

Roma : Perrone, 2014

Abstract: «Non le nascondo che ho sempre pensato che prima la bicicletta era un mezzo indispensabile per andare a scuola, a lavorare. Oggi lo considero un mezzo che richiama la libertà, ecologico, per divertirsi». Da questa affermazione di Margherita Hack nasce l’idea di quest’antologia che vuole raccontare storie di biciclette in corsa per città e periferie, ferme a un semaforo o sepolte in cantina, distrutte dopo una caduta o rimesse a nuovo con pazienza e olio di gomito. Con un unico sottofondo però: Velocità silenziosa, poetico inno di Paolo Conte dedicato proprio a «una bella bici che va» e che «sopra le distanze, le lontananze starà». Delicato mezzo a due ruote che in queste note non è solo un oggetto, ma una dama da far ridere, una poesia per volare via e da amare come l’ultima delle fantasie. Cosa rappresenta quindi andare in biciletta? Uno sport, uno stile di vita, uno sfogo e un’alternativa alla routine di traffico e smog. Ma anche il piacere dell’artigianato, per chi la bici la costruisce scegliendola pezzo per pezzo in una ciclofficina; e ancora, la meraviglia di una scoperta in un mercatino dell’usato. Pedalare non è solo sforzo e muscoli tesi, ma anche gioia di condividere momenti spesso indimenticabili. E allora abbiamo Valerio che al rumore delle ruote che girano dice di sentire l’Aida, Sofia “Riccioli Rossi che scopre di essere donna proprio durante una corsa in bici, la vita di due futuri genitori che non è come andare in tandem ma è salire su due bicilette e così pedalare fianco a fianco, un uomo che lascia tutto e tutti per lasua Graziella e finisce su Chi l’ha visto?; poi c’è chi dalla Germania della Seconda guerra mondiale pedala con strenua forza verso la libertà e Dario che appena si mette in sella ripensa alle sue corse per L’Aquila ancora intatta e tutte le volte una lacrima, pesante come una maceria, gli solca il viso. Storie che, tra corse forsennate, cadute rovinose e morbide pedalate, non raccontano solo i momenti in cui si sale in bicicletta, ma pezzi di vita in cui l’amabile due ruote è testimone preziosa.Un progetto che raccoglie dunque le esperienze, i ricordi e le ispirazioni che questo mezzo, da sempre vicino all’uomo, ha creato e suscita. Per i venticinque autori interpellati, tra cui Stefano Benni, Fulvio Ervas e Andrea Satta, si è trattato dunque di scaldare tutti i muscoli che una corsa in bici mette in moto, scoprendo così che il primo è, imprevedibilmente, il cuore.