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× Autore Luigi Manconi

Trovati 40 documenti.

Poliziotto-Sessantotto. Violenza e democrazia
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Manconi, Luigi - Lettieri, Gaetano

Poliziotto-Sessantotto. Violenza e democrazia

Il Saggiatore, 19/05/2023

Abstract: Poliziotto-Sessantotto racconta una storia di ribellione e di violenza, di speranza e di sconfitta, che ha contribuito alla formazione del nostro paese per come lo conosciamo oggi. La costruzione dell'Italia contemporanea passa dal Sessantotto. Una lotta contro le vecchie generazioni che si trasforma presto in un conflitto fratricida, non più verticale ma orizzontale, prolungandosi nella violenza politica, fino allo scontro più acuto tra forze dell'estrema sinistra, forze dell'estrema destra e forze di polizia. In questa prospettiva, è la figura del poliziotto – per Pasolini, il sottoproletario strumento e vittima del potere, che entra in polizia come unica alternativa alla miseria – a diventare simbolo paradossale di una radicale contraddizione: quella tra potere e debolezza, torto e giustizia. Emerge così il punto critico della democrazia, l'incapacità di ribaltare realmente i rapporti di forza economici, sociali e politici e di riformare profondamente il sistema, fondandolo sulle ragioni della minorità. Nella perenne dialettica tra contestazione e repressione, Luigi Manconi e Gaetano Lettieri ci ricordano che la via da seguire, perché il conflitto produca mutamento sociale e non si dissipi in violenza, è sempre quella che si può cogliere nella condizione di chi sta in basso, dei non garantiti, degli spossessati, di chi è vittima e di chi è prigioniero. Perché "la comunità felice che il Sessantotto ha immaginato e si è illuso di vivere è quella sempre a venire della giustizia infinita, che sa vedere insieme il poliziotto umiliato e il giovane ferito: l'ossimoro del Poliziotto-Sessantotto".

La tortura oggi in Italia
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Materiale linguistico moderno

La tortura oggi in Italia / Lelio Basso ; prefazione di Luigi Manconi ; con uno scritto di Franco Ippolito

Roma : E/O, 2023

Piccola biblioteca morale

Abstract: Già nel 1953 Lelio Basso rompeva il silenzio intorno agli abusi di potere delle forze dell'ordine, denunciando le colpe dello Stato. A settant'anni da allora, cosa è cambiato? Oggi più che mai una ricostruzione storica dell'uso della tortura in Italia si afferma come necessaria. Il testo di Lelio Basso è del 1953 e denuncia una realtà scandalosa, ma si può dire che – dopo settant'anni – nulla è più come allora? Assolutamente no. Anche oggi, nel nostro Paese, come in tutti i sistemi democratici, accade che vengano praticati abusi e violenze, maltrattamenti e torture ai danni di chi si trova sotto la custodia delle forze di polizia. Il pamphlet di Lelio Basso è un racconto dell'orrore del passato, che ci fa riflettere anche sui possibili orrori del presente. Questo sorprendente scritto del deputato socialista Lelio Basso, che fu membro dell'Assemblea Costituente, fu scritto sull'onda delle proteste a seguito di vari episodi di maltrattamenti e tortura da parte della polizia. Basso si interroga sul perché della permanenza di questo crudele e disumano "istituto", anche dopo le tante battaglie ottocentesche e novecentesche per porvi termine e le vittorie ottenute, come ad esempio la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite (art. 5: "Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o punizione crudeli inumani o degradanti") o anche l'art. 13 della nostra Costituzione, redatto proprio dallo stesso Basso assieme al deputato democristiano Giorgio La Pira. Basso procede anche a una ricostruzione storica dell'uso della tortura, indicando come sia stato giustificato nel corso del tempo anche da illustri pensatori. Sappiamo che oggigiorno la tortura è ampiamente usata in tutti i Paesi a regime dittatoriale, ma anche, e non raramente, nei Paesi democratici e in Italia. Qui da noi, quando emerge qualche caso del genere, si parla d'incidente, di "situazione sfuggita di mano", di mele marce nelle forze dell'ordine. Ma la cronaca documenta che, pur vietata dalla Costituzione, la tortura è ancora utilizzata. Prefazione di Luigi Manconi. Con uno scritto di Franco Ippolito.

Poliziotto-Sessantotto
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Materiale linguistico moderno

Manconi, Luigi <1948-> - Lettieri, Gaetano <1961->

Poliziotto-Sessantotto : violenza e democrazia / Luigi Manconi, Gaetano Lettieri

Il Saggiatore, 2023

Abstract: "Poliziotto-Sessantotto" racconta una storia di ribellione, di speranza e di sconfitta, che ha contribuito alla formazione del nostro paese per come lo conosciamo oggi. La costruzione dell'Italia contemporanea passa dal Sessantotto. Una lotta contro le vecchie generazioni che si trasforma presto in un conflitto fratricida, non più verticale ma orizzontale, prolungandosi nella violenza politica, fino allo scontro più acuto tra forze dell'estrema sinistra, forze dell'estrema destra e forze di polizia. In questa prospettiva, è la figura del poliziotto - per Pasolini, il sottoproletario strumento e vittima del potere, che entra in polizia come unica alternativa alla miseria - a diventare simbolo paradossale di una radicale contraddizione: quella tra potere e debolezza, torto e giustizia. Emerge così il punto critico della democrazia, l'incapacità di ribaltare realmente i rapporti di forza economici, sociali e politici e di riformare profondamente il sistema, fondandolo sulle ragioni della minorità. Nella perenne dialettica tra contestazione e repressione, Luigi Manconi e Gaetano Lettieri ci ricordano che la via da seguire, perché il conflitto produca mutamento sociale e non si dissipi in violenza, è sempre quella che si può cogliere nella condizione di chi sta in basso, dei non garantiti, degli spossessati, di chi è vittima e di chi è prigioniero. Perché «la comunità felice che il Sessantotto ha immaginato e si è illuso di vivere è quella sempre a venire della giustizia infinita, che sa vedere insieme il poliziotto umiliato e il giovane ferito: l'ossimoro del Poliziotto-Sessantotto».

Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini. Nuova ediz.
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Anastasia, Stefano - Calderone, Valentina - Manconi, Luigi - Resta, Federica

Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini. Nuova ediz.

Chiarelettere, 26/05/2022

Abstract: prefazione di Gherardo ColomboABOLIRE IL CARCEREUna ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadinipostfazione di Gustavo Zagrebelsky UN MANIFESTO E UNA PROPOSTAA USO DEI PERPLESSI E DI CHIUNQUESI INDIGNI O SI SPAVENTIAL SOLO SENTIR PARLARE DI ABOLIZIONE DEL CARCERE.INVECE ABOLIRLO SI PUÒ. ECCO COME.  "Ciò di cui in questo libro si prospetta l'abolizioneè il carcere così come è praticato,come funziona, come vi si vive oggi:una macchina da oltre tre miliardi di euro,applicata a circa 55.000 persone che mediamente dispongonodi tre metri quadrati a testa, in cui meno di un terzo di lorodopo essere uscito non torna di nuovoper aver commesso un altro reato."Gherardo Colombo "Non ci appare stupefacente che in tanti secoli l'umanità,che ha fatto tanti progressi in tanti campidelle relazioni sociali, non sia riuscita a immaginarenulla di diverso da celle, gabbie,sbarre dietro le quali rinchiuderei propri simili come animali feroci?"Gustavo Zagrebelsky Non è una provocazione. Nel 1978 il Parlamento italiano votò la legge per l'abolizione dei manicomi dopo anni di denunce contro la loro disumanità. Ora dobbiamo abolire le carceri che, come dimostra questo libro, riproposto in una nuova edizione ampliata e aggiornata, servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della Costituzione.L'Italia è il fanalino di coda tra i paesi europei più avanzati che stanno riducendo il numero dei detenuti (solo il 30 per cento dei condannati va in carcere in Francia, il 36 per cento in Inghilterra, mentre in Italia sono il 55 per cento). Nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Ma non serve a nessuno,in pratica. I numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima.E dunque? La verità è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia una prigione. Per questo la invoca. La detenzione in strutture spesso fatiscenti e sovraffollate deve essere abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale al termine della pena, oggi sistematicamente disatteso.Il libro indica "Dieci cose da fare" per provare a diventare un paese civile e lasciarci alle spalle decenni di illegalità, violenze e morti.

Abolire il carcere
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Materiale linguistico moderno

Abolire il carcere : [una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini] / Luigi Manconi ... [et al.] ; prefazione di Gherardo Colombo ; postfazione di Gustavo Zagrebelsky

Chiarelettere, 2022

Abstract: Non è una provocazione. Nel 1978 il parlamento italiano votò la legge per l'abolizione dei manicomi dopo anni di denunce della loro disumanità. Ora dobbiamo abolire le carceri, che, come dimostra questo libro, servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della nostra Costituzione. Tutti i paesi europei più avanzati stanno drasticamente riducendo l'area del carcere (solo il 24 per cento dei condannati va in carcere in Francia e in Inghilterra, in Italia I'82 per cento). Nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Ma non serve a nessuno, in pratica. I numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima. E dunque? La verità è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia una prigione. Per questo la invoca, ma per gli altri. La detenzione in strutture in genere fatiscenti è sovraffollate deve essere quindi abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini nei confronti degli autori di reati più gravi quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale. Il libro indica dieci proposte, già oggi attuabili, per provare a diventare un paese civile e lasciarci alle spalle decenni di illegalità, violenze e morti. Postfazione di Gustavo Zagrebelsky.

Letteratura d'evasione
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Materiale linguistico moderno

Letteratura d'evasione : scritti dei detenuti del carcere di Frosinone / prefazioni di Alessandra Bergonzoni e Luigi Manconi ; a cura di Ivan Talarico e Federica Graziani

Il Saggiatore, 2022

Abstract: Che cosa significa essere liberi? Potere uscire di casa tutti i giorni quando si vuole, mangiare a qualunque ora del giorno e della notte, andare a correre in un parco, a scalare una montagna, a fare un tuffo nel mare, fare l'amore con la persona che si desidera ogni volta che se ne ha l'occasione. E come si fa a essere liberi quando ciascuna di queste cose è negata? Una risposta provano a darla i detenuti del carcere di Frosinone con i testi che formano questa antologia. Composto durante il laboratorio di scrittura ideato e condotto da Ivan Talarico, nell'ambito del progetto Fiorire nel pensiero curato e ideato da Federica Graziani, questo insieme di racconti, brevi autobiografie, pagine diaristiche, lettere, surrealistici «cadaveri squisiti» e altri esercizi letterari rappresenta una rottura delle pareti che separano l'esterno del carcere dalla realtà al suo interno, permettendo sia a chi legge sia a chi scrive di abitare insieme uno spazio di confronto e vicinanza: quello della letteratura. Uno spazio di libera espressione nel quale gli autori danno voce al proprio passato, ai propri sogni e alle proprie paure, descrivono gli ambienti della prigione e le planimetrie di città immaginarie, inventano storie a partire da una fotografia e si reinventano come personaggi di finzione, condividono ricordi e parlano di amore e di morte, di errori commessi e di scelte fatte con coraggio. "Letteratura d'evasione" è una testimonianza della potenza liberatoria e rigenerante della scrittura. Un'opera corale che è anche una riflessione sulla reclusione e sulla possibilità che un carcere non sia solo un punto di arrivo ma anche un nuovo inizio. Perché, come scrive Manconi, «letteratura d'evasione è sia quella che consente al detenuto-lettore di emanciparsi dalla claustrofobia mentale e _ sica delle sbarre, delle porte blindate, degli spazi coatti, sia quella prodotta dal detenuto-scrittore. Ovvero da chi, nella prigione psicologica e materiale, ha trovato uno spiraglio per prendere aria, per sgranchire gambe e braccia, per conquistare una porzione di autonomia e di libertà».

Carcere
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Anastasia, Stefano - Manconi, Luigi - Bergonzoni, Alessandro

Carcere

Treccani, 09/09/2021

Abstract: Ancora l'ultima edizione della World prison population list dice che dall'inizio del secolo la popolazione detenuta mondiale è cresciuta di due milioni di persone, per una percentuale del 24%, un quarto in più. Non era questo che ci si aspettava quando, nella seconda metà del secolo scorso, si pronosticava l'era della decarceration, scommettendo sulle misure alternative alla detenzione e su un passo ulteriore nel processo di civilizzazione del sistema delle pene. Questo imprevisto rimette il carcere nel vocabolario del 21° sec., laddove si pensava di poterne fare a meno. (da Carcere di Stefano Anastasia e Luigi Manconi)

Il senso della vita. Conversazioni tra un religioso e un pococredente
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Manconi, Luigi - Paglia, Vincenzo

Il senso della vita. Conversazioni tra un religioso e un pococredente

EINAUDI, 20/04/2021

Abstract: Un confronto tra due concezioni del mondo distanti e, per certi versi, inconciliabili: una ispirata da un profondo senso religioso, l'altra immersa nella società e nella concretezza delle sue contraddizioni e delle sue sofferenze. Ma entrambe tese a cercare, di fronte ai dilemmi che attraversano la vita quotidiana, il significato delle nostre scelte. Un arcivescovo, Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e un sociologo e militante politico, Luigi Manconi, si interrogano intorno alle grandi questioni che costituiscono "il senso della vita": la libertà e i suoi limiti; l'autodeterminazione del singolo e la responsabilità verso gli altri; le preferenze sessuali, le nuove famiglie e il significato attuale di genitorialità; l'accanimento terapeutico e l'eutanasia; l'ingiustizia e il peccato. Il contrasto su temi cruciali per la nostra esistenza e le nostre relazioni interpersonali sembrerebbe negare la possibilità di un progetto comune. Eppure questi due punti di vista, che restano distanti su molte problematiche, potrebbero forse convergere nel profilo di un nuovo umanesimo, dove la riscoperta di un "noi" solidale, nella prospettiva di una cittadinanza universale, sappia valorizzare, e non mortificare, l'autodeterminazione dell'individuo."L'umanesimo non ha fallito perché ateo, bensí perché non ha realizzato il suo fondamento costitutivo. Ovvero il rispetto incondizionato dell'umano". Luigi Manconi "Se la nostra vita è sempre mortale, abbiamo la speranza che non lo sia il mistero di amore in cui essa risiede". Vincenzo Paglia

Il senso della vita
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Materiale linguistico moderno

Manconi, Luigi <1948-> - Paglia, Vincenzo <1945->

Il senso della vita : conversazioni tra un religioso e un pococredente / Luigi Manconi e Vincenzo Paglia

2. ed.

Einaudi, 2021

Abstract: Un confronto tra due concezioni del mondo distanti e, per certi versi, inconciliabili: una ispirata da un profondo senso religioso, l'altra immersa nella società e nella concretezza delle sue contraddizioni e delle sue sofferenze. Ma entrambe tese a cercare, di fronte ai dilemmi che attraversano la vita quotidiana, il significato delle nostre scelte. Un arcivescovo, Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e un sociologo e militante politico, Luigi Manconi, si interrogano intorno alle grandi questioni che costituiscono «il senso della vita»: la libertà e i suoi limiti; l'autodeterminazione del singolo e la responsabilità verso gli altri; le preferenze sessuali, le nuove famiglie e il significato attuale di genitorialità; l'accanimento terapeutico e l'eutanasia; l'ingiustizia e il peccato. Il contrasto su temi cruciali per la nostra esistenza e le nostre relazioni interpersonali sembrerebbe negare la possibilità di un progetto comune. Eppure questi due punti di vista, che restano distanti su molte problematiche, potrebbero forse convergere nel profilo di un nuovo umanesimo, dove la riscoperta di un «noi» solidale, nella prospettiva di una cittadinanza universale, sappia valorizzare, e non mortificare, l'autodeterminazione dell'individuo.

Per il tuo bene ti mozzerò la testa. Contro il giustizialismo morale
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Manconi, Luigi - Graziani, Federica

Per il tuo bene ti mozzerò la testa. Contro il giustizialismo morale

Einaudi, 22/09/2020

Abstract: "Beati gli affamati di giustizia perché saranno giustiziati". Questo vertiginoso aforisma illumina con esattezza il clima di sospetto che imperversa in Italia. Si diffonde l'idea che la società debba perseguire un modello assoluto di legge e ordine, senza scampo per nessuno e senza spazio per i dubbi della prudenza e della clemenza. È un orientamento, traducibile nello slogan "piú carcere per tutti", che si nutre di un esteso rancore sociale. Un umore con radici profonde che produce e alimenta il populismo, soprattutto nella sua veste penale. Partendo da tali considerazioni, Luigi Manconi e Federica Graziani tracciano un quadro ampio e allarmante dell'odierna mentalità giustizialista che trova il suo campione in Marco Travaglio, il cui metodo è analizzato in diverse pagine del libro. Con lucidità, ne investigano radici e degenerazioni politico-culturali. Ed evidenziano come l'unico argine possibile sia, nel nostro tempo, la cultura del garantismo, che va affermata a partire dal suo concetto cardine: la tutela delle garanzie individuali, sancita dallo stato di diritto e dalla Costituzione.Il contenuto di questo libro sta tutto nel sottotitolo: contro il giustizialismo morale. Quell'orientamento culturale e politico che persegue un concetto assoluto e astratto di giustizia e pensa di affidarne la realizzazione alla spada dei tribunali, a prescindere dalle forme, dalle garanzie processuali e dai diritti individuali. Viviamo in un Paese in cui alcuni versano in condizioni disumane, altri stentate e in cui il sistema delle pene insegue le inquietudini della sicurezza pubblica, ricorrendo a un inasprimento delle sanzioni buono solo a far crescere l'angoscia collettiva. In questa società e in questo clima trovano largo spazio campagne di opinione tese a incentivare la voglia di rivalsa sociale e a offrirle facili bersagli. Il libro ripercorre gli ultimi anni di storia nazionale. Anni in cui, mentre le tutele individuali in campo penale si affievolivano e processi pubblici e gogne mediatiche si moltiplicavano, si diffondeva l'idea che ciò che è peccato è reato. E l'esito è stato tanto l'abbassamento del livello di civiltà giuridica quanto la mortificazione del senso collettivo di giustizia. Da tutto questo nasce il quesito che, attraverso 11 casi esemplari, il libro pone ai lettori: siete garantisti o giustizialisti? Un test per verificare quale sia il vostro grado di rispetto dei principî e delle regole dello stato di diritto.

Per il tuo bene ti mozzerò la testa
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Materiale linguistico moderno

Manconi, Luigi <1948-> - Graziani, Federica <1982->

Per il tuo bene ti mozzerò la testa : contro il giustizialismo morale / Luigi Manconi, Federica Graziani

Einaudi, 2020

Abstract: «Beati gli affamati di giustizia perché saranno giustiziati». Questo vertiginoso aforisma illumina con esattezza il clima di sospetto che imperversa in Italia. Si diffonde l’idea che la società debba perseguire un modello assoluto di legge e ordine, senza scampo per nessuno e senza spazio per i dubbi della prudenza e della clemenza. È un orientamento, traducibile nello slogan «piú carcere per tutti», che si nutre di un esteso rancore sociale. Un umore con radici profonde che produce e alimenta il populismo, soprattutto nella sua veste penale. Partendo da tali considerazioni, Luigi Manconi e Federica Graziani tracciano un quadro ampio e allarmante dell’odierna mentalità giustizialista che trova il suo campione in Marco Travaglio, il cui metodo è analizzato in diverse pagine del libro. Con lucidità, ne investigano radici e degenerazioni politico-culturali. Ed evidenziano come l’unico argine possibile sia, nel nostro tempo, la cultura del garantismo, che va affermata a partire dal suo concetto cardine: la tutela delle garanzie individuali, sancita dallo stato di diritto e dalla Costituzione. Il contenuto di questo libro sta tutto nel sottotitolo: contro il giustizialismo morale. Quell’orientamento culturale e politico che persegue un concetto assoluto e astratto di giustizia e pensa di affidarne la realizzazione alla spada dei tribunali, a prescindere dalle forme, dalle garanzie processuali e dai diritti individuali. Viviamo in un Paese in cui alcuni versano in condizioni disumane, altri stentate e in cui il sistema delle pene insegue le inquietudini della sicurezza pubblica, ricorrendo a un inasprimento delle sanzioni buono solo a far crescere l’angoscia collettiva. In questa società e in questo clima trovano largo spazio campagne di opinione tese a incentivare la voglia di rivalsa sociale e a offrirle facili bersagli. Il libro ripercorre gli ultimi anni di storia nazionale. Anni in cui, mentre le tutele individuali in campo penale si affievolivano e processi pubblici e gogne mediatiche si moltiplicavano, si diffondeva l’idea che ciò che è peccato è reato. E l’esito è stato tanto l’abbassamento del livello di civiltà giuridica quanto la mortificazione del senso collettivo di giustizia. Da tutto questo nasce il quesito che, attraverso 11 casi esemplari, il libro pone ai lettori: siete garantisti o giustizialisti? Un test per verificare quale sia il vostro grado di rispetto dei principî e delle regole dello stato di diritto.

Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura
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Manconi, Luigi - Resta, Federica

Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura

Feltrinelli Editore, 14/09/2017

Abstract: "Non sono razzista, ma" illustra un meccanismo psicologico tanto elementare quanto diffuso, che mira a prendere le distanze dalle parole e dagli atti che ci tradiscono e contraddicono ciò che pensiamo di essere, o che magari vogliamo far intendere di essere. Ma ormai è entrata in crisi l'interdizione morale nei confronti di parole e atti xenofobi, che aveva costituito una sorta di presidio linguistico e culturale, ma anche sociale e politico, rispetto al ricorso a pratiche di esclusione e discriminazione. Forse davvero sta cadendo il tabù del razzismo nella società italiana.Luigi Manconi e Federica Resta lanciano un grido d'allarme in questo pamphlet di grande urgenza: l'intolleranza etnica ha trovato spazio nel discorso pubblico e nella sfera politica, legittimando comportamenti fino a ieri censurati, grazie a figure pubbliche che fanno del proprio ruolo istituzionale (come nel caso del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli) una risorsa significativa di produzione e legittimazione dell'ostilità sociale nei confronti dello straniero. Manconi e Resta dimostrano che queste figure pubbliche corrispondono a un tessuto in crescita di piccoli e grandi imprenditori politici dell'intolleranza, capace di produrre anche casi paradossali di "razzismo democratico", come i Centri di identificazione e di espulsione per stranieri irregolari, un sistema incompatibile con diversi princìpi costituzionali, eppure tollerato dalle istituzioni. Un libro fondamentale per evitare l'errore di indugiare nel "peccato dell'indifferenza".

Calendario civile
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Materiale linguistico moderno

Calendario civile : per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani / a cura di Alessandro Portelli ; saggi di: Adachiara Zevi ... [et al.]

Roma : Donzelli, 2017

Saggine ; 283

Abstract: Saggi di Renata Ago, Quinto Antonelli, Angiolina Arru, Anna Bravo, Guido Crainz, Cesare Bermani, Anna Foa, Vittoria Franco, Umberto Gentiloni, Gabriella Gribaudi, Gad Lerner, Salvatore Lupo, Luigi Manconi e Federica Graziani, Claudio Natoli, Raoul Pupo, Alessandro Portelli, Vanessa Roghi, Gianpasquale Santomassimo, Benedetta Tobagi, Alessandro Triulzi, Nadia Urbinati, Adachiara Zevi.

Non sono razzista, ma
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Materiale linguistico moderno

Manconi, Luigi <1948-> - Resta, Federica <avvocato>

Non sono razzista, ma : la xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura / Luigi Manconi, Federica Resta

Milano : Feltrinelli, 2015

Serie bianca

Abstract: Gli italiani sono razzisti? Ovviamente no: nessuna categoria può essere definita come un blocco unico e omogeneo e, dunque, catalogata attraverso un'etichetta spregiativa generale. Ma è altrettanto vero che oggi in Italia si manifestano forme di razzismo nel linguaggio pubblico, negli atteggiamenti sociali e nelle politiche. "Non sono razzista, ma" illustra un meccanismo psicologico che mira a prendere le distanze dalle parole e dagli atti che contraddicono ciò che pensiamo di essere, o che vogliamo far intendere di essere. È un'espressione che si sente sempre più spesso, perché l'interdizione morale nei confronti di termini e comportamenti xenofobi si è indebolita. Quella sorta di presidio culturale e sociale, che agiva contro il ricorso a pratiche e linguaggi discriminatori, sembra esaurito. Questo pamphlet è anche un grido d'allarme. L'intolleranza etnica ha trovato spazio nella sfera politica, per opera di figure pubbliche che, nonostante il proprio ruolo istituzionale, contribuiscono alla produzione di ostilità xenofoba. E a ciò corrisponde un tessuto di piccoli e grandi imprenditori politici dell'intolleranza (concetto elaborato da Laura Balbo e Luigi Manconi in un saggio di un quarto di secolo fa). E tuttavia, dicono Luigi Manconi e Federica Resta, il termine razzista non va utilizzato per colpevolizzare individui e gruppi che vivono con fatica il rapporto con gli stranieri. Ciò che si manifesta nel nostro paese è, piuttosto, una diffusa xenofobia: la paura dello straniero. E, contrariamente a quanto si crede, il passaggio da quest'ultima al razzismo è tutt'altro che scontato. Manconi e Resta argomentano come è possibile evitare che questo accada. "Non sono razzista, ma" è un libro utile per evitare l'errore di indugiare nel "peccato dell'indifferenza".

Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica
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Manconi, Luigi

Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica

minimum fax, 17/03/2016

Abstract: "La mia politica muove sempre da un nome, un cognome e un volto, e da una storia individuale per ragiungere, quando possibile, una questione generale". Dall'opposizione ai centri di espulsione per migranti alla battaglia per la verità su Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi; dalle questioni di fine vita ai diritti delle minoranze sessuali; dal tema della privazione della libertà a quello del disagio psichico: Luigi Manconi racconta come oggi fare politica possa essere uno dei mestieri più belli del mondo. Una conversazione che parte dalle vicende dei singoli per arrivare ai grandi problemi del nostro tempo. E, poi, l'adolescenza a Sassari e l'Università cattolica di Milano, la Pirelli, il movimento studentesco e i piccoli e grandi maestri, il garantismo e l'ecologia, Elio Pagliarani e Marco Lombardi Radice, Giovanni Raboni e Adriano Sofri, Alex Langer e Goffredo Fofi, il parlamento e la piazza e le libertà individuali e collettive. Il corpo e l'anima delle cose e delle persone.

Corpo e anima
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Materiale linguistico moderno

Manconi, Luigi <1948->

Corpo e anima : se vi viene voglia di fare politica / Luigi Manconi ; a cura di Christian Raimo

Roma : Minimum fax, 2016

Indi ; 36

Abstract: "La mia politica muove sempre da un nome, un cognome e un volto e da una storia individuale per raggiungere, quando possibile, una questione generale". Dall'opposizione ai centri di espulsione per migranti alla battaglia per la verità su Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi; dalle questioni di fine vita ai diritti delle minoranze sessuali; dal tema della privazione della libertà a quello del disagio psichico: Luigi Manconi racconta come oggi fare politica possa essere uno dei mestieri più belli del mondo. Una conversazione che parte dalle vicende dei singoli per arrivare ai grandi problemi del nostro tempo. E, poi, l'adolescenza a Sassari e l'Università cattolica di Milano, la Pirelli, il movimento studentesco e i piccoli e grandi maestri, il garantismo e l'ecologia, Elio Pagliarani e Marco Lombardo Radice, Giovanni Raboni e Adriano Sofri, Alex Langer e Goffredo Fofi, il parlamento e la piazza e le libertà individuali e collettive. Il corpo e l'anima delle cose e delle persone.

"Accogliamoli tutti": Luigi Manconi dialoga con Laura Balbo. Estratto
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Manconi, Luigi - Balbo, Laura

"Accogliamoli tutti": Luigi Manconi dialoga con Laura Balbo. Estratto

Ledizioni, 28/05/2015

Abstract: Dialogo tratto dal volume 2 de "Quaderni del Master in Immigrazione, genere, modelli familiari e strategie di integrazione". In esso, i due autori discutono delle varie opportunità e difficoltà derivanti dall'integrazione degli immigrati nella società attuale, e dei preconcetti che purtroppo ancora impediscono un inquadramento obiettivo della questione.

Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini
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Anastasia, Stefano - Calderone, Valentina - Manconi, Luigi - Resta, Federica

Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini

Chiarelettere, 23/04/2015

Abstract: Non è una provocazione. Nel 1978 il parlamento italiano votò la legge per l'abolizione dei manicomi dopo anni di denunce della loro disumanità. Ora dobbiamo abolire le carceri, che, come dimostra questo libro, servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della nostra Costituzione. Tutti i paesi europei più avanzati stanno drasticamente riducendo l'area del carcere (solo il 24 per cento dei condannati va in carcere in Francia e in Inghilterra, in Italia l'82 per cento). Nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Ma non serve a nessuno, in pratica. I numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima. E dunque? La verità è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia una prigione. Per questo la invoca, ma per gli altri. La detenzione in strutture in genere fatiscenti e sovraffollate deve essere quindi abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini nei confronti degli autori di reati più gravi (solo una piccola quota dei detenuti) quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale al termine della pena, oggi sistematicamente disatteso. Il libro indica Dieci proposte, già oggi attuabili, per provare a diventare un paese civile e lasciarci alle spalle decenni di illegalità, violenze e morti.

Il libro dell'incontro
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Materiale linguistico moderno

Il libro dell'incontro : vittime e responsabili della lotta armata a confronto / a cura di Guido Bertagna, Adolfo Ceretti e Claudia Mazzucato ; postfazione di Luigi Manconi con Stefano Anastasia

Il Saggiatore, 2015

Abstract: Questo libro cambia la storia d'Italia. L'incontro di cui parla - fra vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta - è infatti destinato ad avviare un radicale cambio di paradigma storico: non si potrà più guardare agli "anni di piombo" con gli stessi occhi; né si potrà tornare a un'idea di giustizia che si esaurisca nella pena inflitta ai colpevoli. Le prime pagine ancora oggi dedicate alla lotta armata e alle stragi, le centinaia di libri pubblicati, i film, le inchieste dimostrano non tanto un persistente desiderio di sapere, ma anche e soprattutto un bisogno insopprimibile di capire, di fare i conti con quel periodo, fra i più bui della nostra storia recente. È proprio muovendo dalla constatazione che né i processi né i dibattiti mediatici del conflitto sono riusciti a sanare la ferita, che un gruppo numeroso di vittime, familiari di vittime e responsabili della lotta armata ha iniziato a incontrarsi, a scadenze regolari e con assiduità sempre maggiore, per cercare con l'aiuto di tre mediatori: il padre gesuita Guido Bertagna, il criminologo Adolfo Ceretti e la giurista Claudia Mazzucato - una via altra alla ricomposizione di quella frattura che non smette di dolere; una via che, ispirandosi all'esempio del Sud Africa post-apartheid, fa propria la lezione della giustizia riparativa, nella certezza che il fare giustizia non possa, e non debba, risolversi solamente nell'applicazione di una pena

La pena e i diritti
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Materiale linguistico moderno

La pena e i diritti : il carcere nella crisi italiana / Luigi Manconi, Giovanni Torrente ; prefazione di Stefano Rodotà

Roma : Carocci, 2015

Abstract: Attraverso un'analisi socio-giuridica della penalità, il libro propone una riflessione su alcune questioni centrali: il rapporto tra strategie di acquisizione del consenso e allarme criminalità; l'incremento delle fattispecie penali e l'espansionismo penitenziario; la tutela dei diritti fondamentali dei reclusi e la dignità della condizione di privazione della libertà; l'autolesionismo e i suicidi in carcere; la recidiva e la reiterazione del reato; una possibile moralità della pena. Il volume è pensato per studenti e ricercatori, ma anche per gli operatori e chiunque sia interessato a confrontarsi con una delle contraddizioni più acute e dolenti della vita sociale e dello stato di diritto. Prefazione di Stefano Rodotà.